
C’è poco da fare. Quella attuale è l’epoca del live, come si usa dire oggi. Le notizie girano in tempo reale, aiutate in questo dal diffondersi a macchia d’olio delle nuove tecnologie.
Vogliamo sapere il risultato della nostra squadra del cuore e non abbiamo potuto vedere la partita in tv? Poco male, l’informazione che ci serve arriverà direttamente sul nostro cellulare, in diretta, con tutto quello che occorre sapere.
Un politico rilascia delle dichiarazioni? Le sue parole sono immediatamente catturate dalla televisione e in poche ore, se non minuti, esse sono disponibili al grande pubblico.
Una volta tutto questo non era possibile. Fino a neanche tanto tempo fa il protagonista indiscusso dell’informazione era lui, il buon vecchio giornale, quel quotidiano grande, avvolgente, che aprendolo sprigionava quell’inconfondibile aroma di carta stampata.
Certo, i giornali cartacei esistono ancora, ma non sono più quelli di una volta. A cambiare non è stata tanto la carta o gli inchiostri (oggi la maggior parte dei giornali è a colori ma questo non modifica la sostanza del discorso) quanto il ruolo svolto dal giornale e con esso i suoi contenuti.
Qualche mese fa, mentre riordinavo una cantina nella quale nessuno metteva mano da svariati anni, mi è capitato di imbattermi in una pila di quotidiani risalenti agli anni Settanta.
Nella mia pur breve esperienza di aspirante giornalista mi è stato possibile, con estrema immediatezza, tracciare un parallelo sul modo di scrivere di due epoche differenti.
I giornali di una volta non avevano bisogno di urlare i titoli, potevano permettersi di spaziare quasi senza limiti nei temi a loro più cari e coinvolgere il lettore in maniera attiva e profonda.
Oggi non sembra essere più così. Il giornale, il più delle volte, sta all’informazione come il fast-food sta all’alimentazione. Si dice che il lettore contemporanei, preso dal vortice degli impegni, non abbia più il tempo di dedicarsi alla lettura. Come dicono certi esperti di comunicazione è molto meglio somministrare al pubblico notizie in pillole, inserite in asettiche capsule cartacee e opportunamente impaginate in un giornale free press che il lettore pendolare, ancora immerso nel dormiveglia, troverà comodamente nel sottopassaggio della stazione.
L’interrogativo sorge ora: è possibile che i lettori non chiedano più approfondimenti? Le letture di qualità sono ad uso e consumo esclusivo di certe schiere di intellettuali o aspiranti tali?
Io personalmente non lo credo. Sono quasi dell’idea che i media oggi manchino profondamente di stima e rispetto nella maggioranza dei lettori.
I media hanno un grande potere, e questo è evidente. Ma ogni potere deve essere usato nel modo giusto e deve sempre accompagnarsi alla responsabilità.
I giornali di oggi, cartacei ma anche online, si trovano davanti a un bivio: inseguire il modello televisivo oppure cercare una strada diversa, provando a recuperare quell’autorevolezza tipica dei giornali di un tempo. Tre sono gli aspetti che secondo me i giornali dovrebbero curare meglio. Il primo è l’originalità, occorrono contenuti nuovi, diversi da quelli che si possono trovare live nel mare magnum del web o nel giornale gratuito della fermata dell’autobus. Il secondo è, come detto poco sopra, l’autorevolezza. L’odierna epoca del live – che, si badi bene, non è un male di per sé – si accompagna però, in molti casi, all’abuso del copia e incolla. Servono contenuti nuovi, frutto di pazienti e innovative ricerche, che possano creare col tempo un prodotto di qualità, conosciuto e apprezzato dal pubblico.Si arriva poi al terzo ed ultimo aspetto, quello della riflessione. Io penso che tra molti lettori vi sia una grande domanda diriflessione. Di banalità ce n’è fin troppa, in ogni luogo. Occorrono più spunti interessanti, che portino a contenuti destinati a non morire nel giro di poche ore dalla pubblicazione. Il giornale dovrebbe quindi porsi come luogo privilegiato per la riflessione e la discussione, aprendosi ai contributi sia di personaggi affermati che di nuove leve volenterose.
Solo così i lettori potranno nuovamente affezionarsi al giornale trovando in esso un valido e sicuro punto di riferimento.
Andrea Tosini
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